Per il dopo Olimpiadi Tokyo punta sui casinò

Per produrre crescita sostenibile e rivitalizzare le province il governo conservatore ha infatti deciso di puntare sulle sale da gioco su modello “singaporeano”, ovvero inserite in un contesto alberghiero con tutti i comfort, i cosiddetti Integrated Resort (Ir).

Martedì 6 dicembre la proposta di legge è stata licenziata dalla camera bassa del parlamento. Mercoledì 14 è arrivato il definitivo via libera della seconda camera. Data l’ampia maggioranza a disposizione del governo di Shinzo Abe, i tempi per l’approvazione finale potrebbero essere brevi, addirittura entro fine anno.

In quel caso, l’amministrazione Abe taglierebbe un altro traguardo storico: il divieto di aprire casinò ha retto infatti per quasi 110 anni, dall’entrata in vigore del codice penale nel 1907 in cui veniva vietato il gioco d’azzardo. Non solo. Secondo il Financial Times, Tokyo si assicurerebbe il controllo di un’industria da 40 miliardi di dollari l’anno e anche le amministrazioni locali attirerebbero nuovi investimenti (grandi gruppi internazionali di progettazione e costruzione di casinò sono già alla porta) e turismo. Osaka e Yokohama (rispettivamente terza e seconda città del paese) hanno già presentato maxi-progetti di IR che potrebbero essere pronti entro il 2023.

Zone «grigie» 

Attualmente in Giappone, il gioco d’azzardo è parzialmente legalizzato. Sono legali, ad esempio, alcuni tipi di scommesse sportive (corse di cavalli, di biciclette, motociclette e motoscafi), gestite al livello delle amministrazioni locali. Molto diffusi e frequentati, ma in una zona grigia a livello legislativo, sono le sale da Pachinko dove gli avventori giocano con dei flipper al contrario (invece di essere sparate in alto, le biglie metalliche che scendono dall’alto e vanno dirette dal giocatore in appositi slot)— i Pachinko, appunto.

La semi-legalità di questi spazi sta nel chiaro carattere di azzardo alla base del gioco (per attivare le macchine si inseriscono banconote dai 1000 yen in su) associato ad un sistema di riscossione delle vincite in denaro generate dal gioco in strutture esterne alle sale giochi (rispettando così la legge sul pubblico decoro). C’è infine il gioco d’azzardo illegale che costituisce una delle più importanti fonti di finanziamento per i clan di malavita (yakuza) operativi nel paese-arcipelago. 

«La rovina del paese»

Non ha usato mezzi termini Shigeyuki Tomita, dirigente del Komeito, formazione alleata di Abe in parlamento, per descrivere la legge presentata dal governo. «Segnerà la rovina del paese. Prendiamo i casinò in altri paesi asiatici: i clienti sono sempre di meno. La domanda non cresce più. Costruire casinò oggi non porta a nessun genere di crescita economica». Nonostante la spaccatura, il suo partito — legato alla setta buddhista Soka Gakkai — potrebbe però dare al governo i voti necessari al passaggio della legge anche in camera alta.

Opposti al provvedimento invece il principale partito dell’opposizione, il partito democratico, gran parte dell’opinione pubblica (oltre il 70 per cento dei giapponesi secondo alcuni sondaggi) e alcune associazioni della società civile impegnate nella riabilitazione di ex giocatori. Mancano infatti ancora leggi specifiche che regolino il funzionamento dei casinò rimandate a un secondo momento. Secondo le stime del ministero del welfare di Tokyo in Giappone oltre 5 milioni di persone sono in cura per dipendenza da gioco d’azzardo.

«Il governo ne fa esclusivamente una questione di profitto — ha spiegato un ex giocatore al quotidiano Tokyo Shimbun — Ma dovrebbe rivolgere l’attenzione ai potenziali rischi a livello sociale della che il gioco d’azzardo causa». «Il gioco d’azzardo è un veleno che consuma le persone dall’interno».

[Scritto per Eastonline]

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