Cina: Elogiare Castro, ma non troppo

La censura cinese ha chiuso dei gruppi online che parlavano troppo positivamente di Fidel Castro: «Salone dell’Ideologia», «La via Costituzionale», «Il Vento e la Pioggia», «L’Oriente sta sorgendo», «Consenso» e «Verso una Repubblica» hanno chiuso i battenti il 29 novembre, mentre Tang Zhe e Ha Zehong hanno perso la facoltà di operare come loro moderatori. Dietro alla mossa apparentemente inspiegabile si nascondono le antiche divergenze sull’asse Pechino-l’Havana, e la mania della stabilità dei leader cinesi.

Sociedades secretas: 50 años de la gran revolución de Mao

A pesar del estricto control estatal que impuso Mao Zedong durante su Gran Revolución Cultural entre 1966 y 1976, varios artistas se colaron por las grietas emulando el arte “burgués y decadente” de los modernistas europeos. Sus esfuerzos, así como los de quienes los siguieron, todavía resuenan en un país que aún no se ha sacudido del todo la manía de la censura artística.

Il controverso ricordo di Mao a 40 anni dalla morte

Venerdì migliaia di persone sono confluite a Shaoshan, città natale di Mao Zedong, per ricordare il defunto presidente a 40 anni dalla morte. Ma mentre il ricordo del leader rimane vivo nel cuore di molti, la leadership guidata da Xi Jinping sembra aver optato per il silenzio. Mao rimane un idolo immortale per quanti ritengono che i trent’anni di riforme denghiste abbiano portato a distorsioni sociali quali una crescente ineguaglianza sociale e la rampante corruzione che affligge la gerarchia comunista. Questioni che Pechino teme possano mettere in crisi la propria legittimità.

In Cina e Asia – Verso il quarantennale della morte di Mao

I titoli di oggi della nostra rassegna: 

– Domani 40esimo anniversario della morte di Mao
– Satelliti a basso costo e rischio inquinamento spaziale
– Cina l’export in calo, ma i segnali per l’economia sono positivi
– Giappone, 541mila giovani chiusi in casa
– Singapore, i voti non sono tutto!

Il kung fu verso le Olimpiadi, tra soft power e nazionalismo

Tra alti e bassi, sembra sia stata proprio la spiccata coloritura nazionalista ad aver assicurato al kung fu (termine che dagli anni ’70 ha soverchiato l’originale wushu) i favori dell’establishment durante il secolo scorso. Mantenendosi in equilibrio tra esaltazione della Patria e sfida all’ordine costituito, una volta riabilitato dalle purghe della Rivoluzione culturale, il kung fu è diventato una specie di sport nazionale. Il prossimo passo è renderlo una disciplina olimpionica.